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Porta Palatina a Torino

Porta Palatina a Torino
Porta Palatina a Torino
La statua di Ottaviano Augusto di fronte alla Porta Palatina a Torino
La statua di Ottaviano Augusto di fronte alla Porta Palatina a Torino
La Porta Palatina a Torino, dopo la risistemazione del 2006
La Porta Palatina a Torino, dopo la risistemazione del 2006

In età romana gli ingressi allo spazio urbano, i punti di passaggio dall'esterno all'interno, avevano una loro autonomia architettonica, che spesso corrispondeva anche a un'evoluzione del tutto separata da quella delle cortine murarie. In diversi casi, come probabilmente è accaduto ad Augusta Taurinorum, la porta poteva essere costruita ben prima che si elevasse la cinta muraria, con il solo scopo di monumentalizzare l'ingresso allo spazio urbano. Le porte erano quindi collocate su un perimetro astratto o segnato da una semplice palizzata, che divideva dal punto di vista amministrativo e religioso la città dalla campagna.
Verso la fine dell'età repubblicana le sperimentazioni architettoniche nella realizzazione delle porte urbiche portarono al perfezionamento di una tipologia che avrà molto successo, quella della porta con cavedio. Si tratta di porte doppie con un cortile aperto centrale e il lato verso l'esterno chiuso da una saracinesca o da battenti; alte torri laterali poligonali fungevano da rinforzo prima solo della cortina esterna e poi anche di quella interna. Il cortile interno, circondato da alte mura, aveva la funzione di monumentale vestibolo d'ingresso alla città, posto di controllo e probabilmente di riscossione dei dazi, e di eventuale trappola per gli assedianti che fossero riusciti a forzare la prima porta.

La struttura della Porta Palatina è del tutto simile a quella della porta "Decumana" inglobata in Palazzo Madama: due torri a sedici lati, alte ancora oggi più di trenta metri, erette su una base quadrata, affiancano un corpo centrale lungo circa venti metri nel quale si aprono due fornici carrai centrali e due più piccoli fornici pedonali laterali. Nel corpo centrale (interturrio) si trovano due ordini sovrapposti di finestre, ad arco il primo e con piattabanda piana il secondo. Le torri, oggi vuote, conservano all'interno le tracce dei solai originali in legno; quattro ordini di finestre ad arco si aprono su lati alterni. Sulle pareti interne dei passaggi sono ancora visibili le guide di scorrimento delle grate di chiusura delle porte, che venivano manovrate dal piano superiore.
La muratura ha paramenti esterni in mattoni sesquipedali e un conglomerato interno di ciottoli e malta; a intervalli regolari il piano è segnato da un corso di mattoni. Mentre la facciata interna è liscia, motivi decorativi architettonici movimentano quella esterna: i fornici sono delimitati in alto da una fascia di pietra chiara e da una cornice aggettante con gocciolatoio a dentelli; nel primo ordine leggere paraste inquadrano le finestre, mentre nel secondo, sottolineato da un'altra cornice con gocciolatoio a dentelli, le finestre sono profilate da una elaborata piattabanda con archetto di scarico.
Alla facciata interna era addossato il cavaedium, l'avancorpo quadrato a corte interna aperta, che monumentalizzava l'ingresso in città; le poche tracce superstiti fanno ipotizzare una profondità di circa dodici metri.

Storia
La porta mantenne a lungo la sua funzione, anche se sembra sia stata trasformata in castrum già nell'XI secolo. Nel XII secolo era nota come porta Doranea o Doranica, mentre il suo nome attuale si impose probabilmente verso la fine del secolo seguente. All'inizio del XV secolo venne arricchita da merli a scopo difensivo. Sembra che il cavaedium non esistesse più già nel XVI secolo, ma la porta continuò a funzionare, se pure con un solo fornice percorribile, fino all'inizio del XVIII secolo. Le ristrutturazioni settecentesche e il completamento della nuova cortina difensiva modificarono radicalmente l'assetto urbanistico dell'area e la porta perse il suo ruolo di via di accesso alla città. Nel 1724 il re Vittorio Amedeo II (1666-1733) cedette la porta e gli edifici che nel tempo le si erano addossati al Comune di Torino, che trasformò il complesso in carcere.
Nel 1861, avviato il progetto per la costruzione delle Carceri Nuove, volute dal re Vittorio Emanuele II, il Comune di Torino si interrogò sulla destinazione da prevedere per il complesso ormai fatiscente della Porta Palatina. Venne deciso di liberare la struttura antica dagli edifici addossatigli nei secoli e di riaprire i due fornici centrali. Nel 1872, con l'entrata in funzione delle Carceri Nuove, fu possibile passare all'attuazione completa del progetto di restauro, realizzando anche un edificio destinato ad ospitare aule scolastiche, costruito a ridosso della facciata interna.
Nei primi anni del Novecento, contestualmente alla riscoperta del vicino Teatro Romano, si decise di procedere alla completa liberazione del monumento antico, demolendo tutte le strutture posteriori, aggiunte nel corso dei secoli ed addossate alla Porta Palatina, e scavando l'area del cavaedium. Il progetto fu avviato da Alfredo D'Andrade (Alfredo Cesare Reis Freira de Andrade, Lisbona 26 agosto 1839 – Genova, 30 novembre 1915), architetto e direttore dell'Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti del Piemonte e della Liguria, che mirò a cancellare gli interventi di restauro precedenti. I lavori andarono avanti a lungo e in maniera discontinua. Dal 1934 al 1938 la Porta Palatina fu nuovamente oggetto di restauro, su iniziativa del governo fascista. L'intervento portò all'apertura di tutti i fornici e ad isolare la struttura dal contesto urbano circostante, abbattendo un gruppo di vecchie case troppo a ridosso del monumento. Alcuni di questi interventi furono giudicati errati dagli archeologi, poiché la porta in origine era a ridosso dell'abitato circostante ma, soprattutto, fu contestata l'errata collocazione della coppia di statue bronzee. Esse, infatti, sono poste erroneamente nell'area interna occupata originariamente dalla statio e non in quella esterna, dove avrebbero trovato una collocazione più credibile.
Nel 1961, in occasione delle celebrazioni del Ccentenario dell'unità d'Italia, fu realizzata una nuova illuminazione della Porta Palatina, su progetto di Guido Chiarelli.

Fino agli anni Settanta del Novecento la via Porta Palatina era percorribile dalle automobili, che potevano addirittura transitare sotto i fornici della struttura.
La nuova risistemazione urbanistica e viaria degli anni Ottanta rese l'area interamente pedonale, preservandone l'integrità. Tuttavia anche questa volta i lavori, non giunsero a conclusione.
Negli anni Novanta del secolo scorso la Porta Palatina fu nuovamente restaurata, sia nelle parti originali, sia in quelle modificate dal D'Andrade.

Nel 2006, in occasione di XX Giochi Olimpici Invernali, l'area fu completamente ridisegnata. Il progetto fu stato commissionato dalla Città di Torino e realizzato dagli architetti Aimaro Isola, Giovanni Durbiano e Luca Reinero. Il nuovo Parco Archeologico creato intese in primo luogo riportare la Porta Palatina alla sua funzione primaria, consentendo al visitatore un "ingresso ideale" nella zona della città più antica e ricca di storia. L'intera area corrispondente a piazza Cesare Augusto è divenuta così un ampio giardino, delimitato da opere murarie e filari di alberi. Nella parte antistante corso Regina Margherita fu stato realizzato un bastione simile a quello che Napoleone fece demolire nel 1800, destinato ad ospitare nottetempo i carretti del vicino mercato di Porta Palazzo. Alcuni contestarono la realizzazione di tale opera, denunciando una scarsa coerenza stilistica delle strutture murarie realizzate con le vestigia romane presenti. Tuttavia, si può ritenere che l'opera debba essere considerata come un richiamo alla storia della città nella sua interezza, comprendendo quindi anche opere e stili successivi all'epoca romana.

(Testo riadattato, tratto principalmente dal sito internet www.museotorino.it)

Bibliografia

  • Politecnico di Torino. Dipartimento Casa Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Vol. 1, Società degli ingegneri e degli architetti in Torino, Torino 1984, p. 286.
  • Vinardi, Maria Grazia - Valmaggi, Silvia (a cura di), La conservazione delle architetture. L'archivio privato di Cesare Bertea, UTET, Torino 2009, pp. 55-66
  • Franzoni, Claudio, Le mura di Torino: riuso e "potenza delle tradizioni", in Castelnuovo, Enrico - Pagella, Enrica (a cura di), Torino: prima capitale d'Italia, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 2010, pp. 13-22
  • Torricella, Giuseppe - Torino e le sue vie, Torino, Le Livre Précieux, 1971 (ristampa dell'edizione originale del 1868).
  • Cardoza, A. e Symcox, G. - Storia di Torino, Torino, Einaudi, 2006.
  • Luisa Papotti, La Porta Palatina. L'intervento di restauro degli anni novanta, in Liliana Mercando (a cura di), Archeologia a Torino. Dall'età preromana all'Alto Medioevo, Umberto Allemandi & C., Torino 2003, pp. 89-96
  • Claudio Franzoni, Le mura di Torino: riuso e "potenza delle tradizioni", in Enrico Castelnuovo (a cura di), Torino. Prima capitale d'Italia, I luoghi dell'arte, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 2010, pp. 13-22

Comune: Torino (TO)  Regione: Piemonte


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