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L’impegno esperto del Parco del Po e Collina torinese per il contenimento della popolazione del cinghiale: risultati positivi.

Abbattimenti a quota 69 nei primi 3 mesi del 2017 e giudicati favorevolmente dalla Città Metropolitana, che consiglia gli interventi “alla cerca con faro notturno” a discapito delle battute.

(Moncalieri, 29 Mar 17) Come ogni anno i danni all'agricoltura causati dalla presenza del cinghiale, in particolare nelle aree di pianura, purtroppo colpiscono le attività agricole penalizzandole in modo grave.

L'Ente Parco è da anni impegnato nell'attività di gestione, avendo consentito sia l'apertura ai selecontrollori per gli interventi nel parco, fino al 2012 non possibile per scelte della precedente amministrazione (permettendo una maggiore dotazione di persone per intervenire con il controllo dei guardaparco), sia con l'accordo con il Banco alimentare che permette di non avere mai fermi di intervento connessi all'impossibilità eventale da parte dei macelli di ritirare i nostri capi come già successo.

Ma vi sono tre elementi nuovi da considerare.

Innanzi tutto nel recente piano approvato dalla Città metropolitana sono stati confermati, grazie alle loro analisi, gli effetti positivi della gestione che applichiamo dal 2012. Infatti le carte tematiche a corredo del Piano approvato dalla Città metropolitana, registrano un netto miglioramento delle situazioni di effetto dei danni, proprio coincidenti con i primi risultati della nostra nuova gestione. (vedi immagine)

Ma vi è anche un secondo elemento importante. Si legge infatti nelle conclusioni del piano:

"La situazione analizzata permette di concludere che le azioni di contenimento intraprese hanno permesso di stabilizzare il fenomeno, e forse persino di ridurne l'impatto a lungo termine. Considerata tuttavia la prolificità della specie, si ritiene che tali risultati non consentano di ridurre lo sforzo di contenimento ma che anzi vadano consolidati attraverso l'adozione di misure di contenimento selettive ed efficienti, quali il tiro da appostamento notturno da appostamento e alla cerca. Recenti utilizzi in ambiti di pianura della tecnica citata hanno infatti mostrato come il tiro notturno, praticato con fucile ad anima liscia o rigata anche con ausilio di faro o termocamera, risulti estremamente efficace e scarsamente impattante sulla restante fauna non target. (….)".

La Città metropolitana è quindi giunta alle stesse conclusioni che noi avevamo indicato nel nostro documento dello scorso dicembre 2015, confermando la correttezza della nostra attività di gestione che prevede interventi puntuali "alla cerca con faro notturno" a discapito delle battute, peraltro vietate dalle normative nazionali.

Ma dalla nostra parte ci sono anche i numeri e la loro qualità. Ci spieghiamo.

La nostra attività di gestione ha dato nei primi tre mesi del 2017 ottimi risultati con nella Riserva Naturale della DORA BALTEA (BARACCONE) hanno portato all'abbattimento con la cerca notturna di n. 40 cinghiali e con le girate di altri n. 13 capi, mentre al PN COLLINA DI SUPERGA sono stati abbattuti tramite cattura con le gabbie n. 16 cinghiali per un totale di 69 cinghiali abbattuti in soli tre mesi.

Ma soprattutto esiste un tema di "qualità degli interventi": infatti chi è esperto del tema sa che la selezione si opera attraverso abbattimenti mirati soprattutto alle classi di età minori ed a carico delle femmine, invece delle modalità tradizionali, più di stampo venatorio che portano ad abbattere soprattutto i maschi adulti. I nostri interventi hanno un rapporto di quasi 1,5 a 1 femmine/maschi, con una efficacia di contenimento delle popolazione in termini riproduttivi che lo stesso intervento effettuato dalle nostre guardie proprio questa stamattina permette di capirne il valore: 4 capi abbattuti oltre a complessivi 17 feti presenti nelle femmine gravide, per un totale di 21 capi effettivi (54 sono i feti complessivinel primo trimestre2017).  Ecco perché, in ambienti collinari, è fortemente consigliato anche l'utilizzo di casse di cattura, pratica che purtroppo dopo molti anni solamente noi svolgiamo, senza che alcuna altra realtà si adoperi in tal senso: la cassa non sceglie maschio o femmina e quindi aiuta nella corretta gestione faunistica. 

Infine, ma non ultima, l'osservazione più importante: grazie ad una nostra recente inchiesta sul territorio svolto azienda per azienda da parte dei guardiaparco nei territori di Castiglione torinese, Gassino e San Raffaele Cimena,  si è constatato che anche in questi territori, lontani dalla più estesa Riserva naturale del Baraccone e quindi non interessati dal fatto di avere un parco in vicinanza, sono pesantemente colpiti dai danni da cinghiale, probabilmente a causa delle popolazioni presenti nelle aree collinari sopra questi comuni. In queste aree non sono presenti parchi e riserve regionali, a testimonianza che il problema purtroppo è esteso a tutti i territori e non solo a quelli delle aree protette.

Non è corretto, quindi, assegnare tutte le responsabilità dell'aumento di queste popolazioni ai parchi: i problemi sono da ricercare in una scarsa attività di vera e sapiente selezione venatoria che, al contrario, il nostro mandato tecnico ci consente di svolgere e che continueremo ad applicare, rispettando le normative regionali e nazionali oltre che le linee guida più efficaci dimostrate sul territorio, anche grazie alla collaborazione di cacciatori formati e abilitati a svolgere insieme a noi le attività di riequlibrio faunistico.

Foto di Dino Genovese
Il confronto tra gli anni 2013 e 2015 sul territorio collinare chivassese
 
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